30/11/2004

Ciao amore ciao amore ciao.


Ciao ciao
andarsene è un peccato però ciao ciao
Bella donna alla porta che mi saluti

Baci abbracci e sputi
e io che sputo amore
io che non sputo mai


Ciao ciao
andarsene era scritto perciò ciao ciao
Bella ragazza che non m'hai capito mai


Già parte il treno
sventola il fazzoletto amore mio, però
piangi di meno


Ciao ciao
ciao amore ciao amore ciao
Guarda che belli fiori in quella città

Ciao amore ciao amore come va?
Ciao amore amore ciao amore ciao


Ciao ciao
guarda che belli i fiori in quella città
che mai mi ha visto e mai nemmeno mi vedrà

Guarda che mare
guarda che barche piccole che vanno
a navigare

(Francesco De Gregori)

di Irene alle 11:35:40 10 Commenti

29/11/2004

Che tutto cambia sempre. Ma...


Forse sarà
quest'aria di settembre
o solo che
che tutto cambia sempre

Mi ritrovo qui con la sensazione di girare intorno ad un cerchio. Ché tutto cambia, senza appigli e sicurezze, punti fermi, ma i meccanismi che governano gli avvenimenti li riscopro sempre, con sgomento, essere i medesimi, che si ripetono, sotto diverse spoglie e forme apparenti. Cose vecchie con il vestito nuovo (per raccontarti il vuoto, che al solito ho di dentro).


Forse sarà
quest'aria di settembre
o solo che
vorrei sognare sempre
ma poi perché
di colpo tutto non è facile
mi chiedo se
qualcosa resta o tutto se ne va

Il terrore di vedere quello che cerco confondendolo, scambiandolo per quello che ho davanti. Di seminare nell’altro ciò di cui io ho bisogno e poi di affezionarmi a quei germogli che sono i miei (non rimpiango tutto quello che mi hai dato, che son io che l’ho creato, e potrei rifarlo ora), credendo invece di averli trovati insostituibilmente in quella persona, o cosa. Di amare sempre nello stesso modo, di cercare sempre la stessa cosa.

E conoscere troppo bene l’escalation che mi porta a pensare e riflettere e decidere per poi, inesorabilmente, agire d’impulso, dritta, dritta per la mia strada senza più vedere nulla, nessuna altrenativa intorno ad essa.
Osservare un andamento delle cose singolarmente convergente, troppo, ancora.
Ma vederlo da qualche centimetro più su.
Anche se, evidentemente, non abbastanza.


Forse sarà
quest'aria di settembre
o solo che
sto diventando grande.

di Irene alle 11:42:51 2 Commenti

27/11/2004

And here's to you, Mrs. Robinson


Mrs. Robinson è stato un pezzo catalizzatore, è stata una mano di pittura rossa e gialla e arancio intorno e sopra ad un viaggio che ha cambiato molte cose, fuori e dentro di me e della mia estate. Me n'ero scordata. Stranamente, quella canzone che amo tanto, non l'avevo più ascoltata, dopo quel viaggio attraverso la puglia.
Ieri sera, come nei titoli di coda di un film corale di formazione, G. l'ha fatta suonare, come niente fosse, in mezzo a My baby just cares for me e A wither shade of pale, in mezzo a tante persone, in mezzo a una
giornata importante (e solo adesso mi sono accorta di quella locandina che ora sembra uno scherzo), ad una luce densa. Solo che, come nei titoli di coda di un film, non era nella sua chiave originale, era una versione rock, dei Lemonhead. Era spostata verso un movimento nuovo, una scossa che dice che nulla è mai come prima, che ti toglie la sedia da sotto e dice vai, come la cicatrice di Jovanotti.
Malinconica, ma anche no.

di Irene alle 13:11:33 5 Commenti

22/11/2004

Ringraziamento


Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.
Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo
né riesce a toglierlo.
Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l’ amore non capisce,
perdono
ciò che l’ amore non perdonerebbe mai.
Da un incontro a una lettera
passa non un’ eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.
I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.
E’ merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
“Non devo loro nulla” –
direbbe l’ amore
su questa questione aperta.

Wislawa Szymborska

Dedicato ad un'amica che deve molto a chi non scambia né implica amore, perché di certo regala libertà, perché meno faticoso, perché certamente più paziente, perché perdona, senza fare una piega, si.
Perchè i viaggi, i viaggi vanno sempre bene. Nessun rischio che possa tirare fuori i nostri lati più scomodi, chi non ama né amore chiede, perché lascia quello che c'è. Nessuno sforzo, non ci si sporca le mani, se non si deve scavare.
Perché oltre a vivere, certo, lascia vivere.
Perchè è più facile. Ché non gli si deve nulla, nulla egli deve.
Ma io preferisco ringraziarne altre, di persone. Per esempio chi c'è, chi posso toccare e chi mi tocca, chi abbraccio e chi mi abbraccia, chi mi cammina vicino e chiede la mia vicinanza, che sia davanti a miei occhi, o a mille miglia di distanza. Le persone con cui posso condividere quello che tutti abbiamo di bello, di triste, di ricco, di doloroso, da con-dividere, da dire, da urlare, da guardare. Le persone con cui posso osservare le mie mani, le persone con cui narrare me stessa, e la loro storia, con cui costruire la nostra,
intrecci, legàmi.
Le persone che posso chiamare, e da cui posso essere trovata, in una notte nera come la pece. E ce ne sono, di sere così.
Ché chi non ama, chi non ama né amore chiede, mica si offende.

di Irene alle 20:05:22 27 Commenti

20/11/2004

La fine delle cose


Il fatto è che io ho dei seri problemi a relazionarmi con la finitezza delle cose. Non riesco a capire, né di conseguenza ad accettare, che e come le cose possano finire. Che se io voglio veramente bene ad una persona, se amo una persona, poi non smetto di volerle bene o di amarla. Non lo so, non succede, non riesco neanche ad immaginare che possa accadere. Se entro dentro ad un rapporto, non posso concepire di uscirne. Se fino a pochi giorni fa era caldo stare abbracciati, se camminavamo insieme, se pensavamo in due, ed era così, per me non c’è ragione per cui oggi questo non sia più. Come possono, queste cose, cambiare? Come, in un breve periodo di tempo?
G. lo definisce una sorta di accanimento che mi caratterizza, forse è così.
G. si appella al fatto, innegabile, che molte cose effettivamente non andavano bene tra lui e me, ma io non ho potuto fare altro che dirle “Dai, però adesso non dire cose troppo intelligenti!”.
Le motivazioni razionali purtroppo non sortiscono nessun effetto su di me, non in queste situazioni.
D’altra parte, quella sera con G. è finita con me e lei sedute a parlare sul divanetto di pelle nera nell’atrio del cinema, lei, l'aria seria e ponderata, con un vaso di pop corn in equilibrio sulla testa.

You’re a dreamer, you’re a rebel
And you will suffer and you will fight
And you will sacrifice yourself
But you believed in love
Funny how your man will betray you
And in the meantime your love will save you, you see…
Life goes on, here and beyond that horizon
It goes on and it changes
And it changes you too

di Irene alle 16:58:41 13 Commenti

18/11/2004

Paul's song


C'è un film, s'intitola la sicurezza degli oggetti. Di questo film, secondo me, la cosa più bella è la canzone che una ragazza canta e suona con la chitarra nell'ultima scena. Questa canzone era stata scritta dal fratello, che ha avuto un incidente che l'ha portato alla morte dopo mesi di coma, vicenda intorna alla quale si svolge la trama del film. La canzone è molto dolce, e dice così:

In the morning I

Hear the angels, they

Kiss our faces to make us smile

Oh help me.


We never touch

Please remember I

Still believe in something beautiful


And you are

All I need

Lift me up

I’m crying.


In the winter

All the angel, they

Sit between us and wish

That we could know.


I’d want you

And tell you how much

But the words here

Are hard for me to see
 

And you are

All I need

Lift me up

I’m crying.

di Irene alle 19:54:50 8 Commenti

18/11/2004

Manifesto


Oggi io e V. abbiamo preso in mano la situazione e, ispirate da avvenimenti che presentavano una significativa e schiacciante ricorrenza nelle nostre esperienze, abbiamo stilato un definitivo, illuminato e consepevole manifesto de la fenomenologia del comportamento maschile in fase di fuga da una situazione di coppia.

Punto primo. Gli, uomini, dal momento in cui decidono che una storia è finita, poi non tornano indietro.
Punto secondo. Gli uomini, quando ti dicono che sei capitata in un momento sbagliato della loro vita, ma che altrimenti saresti la loro donna ideale, è una gran cazzata.
Punto terzo. Gli uomini, negano sfacciatamente a posteriori ciò che gli fa comodo negare di aver detto o fatto.
Punto quarto. Gli uomini, ciò che dicono a terzi (amici/e in comune), non ha alcun peso né risvolto pratico.
Punto quinto. Gli uomini, non fidarti a esprimere un desiderio su di loro al primo frutto di stagione che mangi, specialmente se si tratta di una castagna, o di una ciliegia.
Punto sesto. Gli uomini, quando ti vogliono lasciare, ti dicono che sei la persona più fantastica che abbiano mai conosciuto.
Punto settimo. Gli uomini, ti dicono che vorrebbero veramente tanto venire alla tua laurea, è che proprio non possono; però, che tu ci creda o no, sono presenti col pensiero.
Punto ottavo. Gli uomini, è meglio evitarli se: hanno avuto una storia troppo importante, o non ne hanno mai avuta una vera e propria.

(Preziosi e ricchi) Contributi esterni:
Punto nono: gli uomini, se hai una sorella o un'amica molto bella, se la farebbero.
Punto decimo: gli uomini, quando ti dicono: non sei tu, ma sono io che ho proprio qualcosa di sbagliato, intendono il contrario.
Punto undicesimo: gli uomini, quando ti dicono che è giusto coltivare i propri spazi, intendono dire che è giusto che LORO coltivino i propri spazi, dei tuoi se ne fregano.
Punto dodicesimo: gli uomini, ti dicono "No, lasciarsi al telefono no, è terribile", e un mese dopo sei lì un pomeriggio che passeggi su di un ponte e squilla il cellulare. A fine telefonata, ti ritrovi con la serata libera.

Sono ben accetti
pareri od aggiunte ma si anticipa che verranno sottoposti a severo ed attento vaglio nonché analisi prima di essere, eventualmente, accettati.

di Irene alle 00:31:31 32 Commenti

16/11/2004

Non bisogna mai ascoltare i fiori.


piccolo principe









Aveva preso sul serio delle parole senza importanza che l'avevano reso infelice.
"Avrei dovuto non ascoltarlo", mi confido' un giorno, "non bisogna mai ascoltare i fiori. Basta guardarli e respirarli.
Il mio, profumava il mio pianeta, ma non sapevo rallegrarmene.
Quella storia degli artigli, che mi aveva tanto raggelato, avrebbe dovuto intenerirmi."
E mi confido' ancora: "Non ho saputo capire niente allora! Avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole. Mi profumava e mi illuminava. Non avrei mai dovuto venirmene via!
Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie. I fiori sono cosi' contraddittori! Ma ero troppo giovane per saperlo amare".

di Irene alle 17:08:44 12 Commenti

15/11/2004

Alla fine dell'avventura.


Adelante








Passa correndo lungo la statale
un autotreno carico di sale.
Adelante! Adelante!
C'è un uomo al volante,
ha due occhi che sembra un diavolo!
Adelante! Adelante!
E' in arrivo, è distante,
alla fine di questo tavolo
Di questo cavolo di pianura
,
di questa terra senza misura,
che già confonde la notte e il giorno,
e la partenza con il ritorno,
e la ricchezza con il rumore,
ed il diritto con il favore,
e l'innocente col criminale,
ed il diritto col carnevale.
Passa correndo lungo la statale
un autotreno carico di sale.
Da Torino a Palermo,
dal cielo all'inferno,
dall'Olimpico al Quirinale.
Da Torino a Palermo,
dal futuro al moderno,
dalle fabbriche alle lampare.
In questa terra senza più fiumi,
in questa terra con molti fumi
Tra questa gente senza più cuore,
e questi soldi che non hanno odore,
e queste strade senza più legge,
e queste stalle senza più gregge,
senza più padri da ricordare,
e senza figli da rispettare.
Passa correndo lungo la statale
un autotreno carico di sale.
Adelante! Adelante!
C'è un uomo al volante,
c'è un ombra sulla pianura.
Adelante! Adelante!
Il destino è distante,
alla fine dell'avventura.
Che si nasconde in un polverone,
nell'orizzonte di un acquazzone,
e nei vapori della benzina,
diventa musica nella mattina,
e meraviglie sudamericane,
e companatico senza pane,
arcobaleno sotto le scale,
e paradiso nel temporale.

Passa correndo lungo la statale
un autotreno carico di sale...

di Irene alle 18:35:07 6 Commenti

14/11/2004

Un po' di sano vittimismo ogni tanto non nuoce e, soprattutto, può essere giustificato dalle contingenze. Fino a prova contaria.











Che se dico che per me è troppo, un motivo ci sarà.
La mia attuale situazione vista dalla giornata di oggi (in ordine sparso e casuale):

-Ho dovuto rinunciare, non si può capire quanto difficilmente, tanto che l’opera è ancora in corso e chissà per quanto ancora lo sarà, alla persona che amavo da infinito tempo e con cui avrei voluto trascorrere la mia vita.

-Ho cercato, dopo lungo tempo, di avvicinarmi ad un'altra persona, di abbassare le mie inaspettatamente massicce difese, di riscoprire l’affetto e la vicinanza ad un uomo, di entrare in un’altra storia e di inglobarla nella mia quotidianità e oggi lui, che ha lavorato costantemente per due mesi perché ciò accadesse, mi dice che sta pensando di ritornare nel suo paese -dalla parte opposta, rispetto alla mia, dell’Italia- perché non ce la fa più a vivere lo stress dell’abitare qui, da solo, con tutti i problemi che ciò comporta.
(Aggiornamento dell'ultim'ora: se può rendere più limpido il quadro della situazione, tale storia stasera è giunta improvvisamente e allucinantemente al suo termine, rivelando l'assurdità e l'erroeneità delle sue basi e delle mie scelte degli ultimi mesi. Fantastico, oserei esclamare).

-Quella che da dieci anni a questa parte è stata per me ciò che comunemente o adolescenzialmente si intende per la propria migliore amica, o comunque una delle mie più care amiche, ora è completamente al di fuori della mia vita, non ricordo neppure quand’è l’ultima volta che le ho parlato e non credo che questo succederà molto presto. Molto probabilmente mai ciò potrà avvenire allo stesso modo di prima, con la stessa intimità, complicità e fiducia.

-Mi sono iscritta, impiegando dei soldi oltre che molte speranze, ad un master che mi avrebbe preparata al lavoro che vorrei fare dopo l’esame di stato e mi avrebbe procurato con molta probabilità l’assunzione nella società dove sto svolgendo il tirocinio post lauream. Ieri ho appreso, tra l'altro casualmente, che tale master è stato annullato per mancanza del numero minimo d’iscritti.

-Oggi, prove per il concerto di giovedì della mia scuola di musica in cui avrei dovuto cantare una canzone piuttosto difficile che sto preparando da qualcosa come tre mesi: con molta disinvoltura i musicisti mi dicono che non avevano la base, non hanno dunque preparato il pezzo, che quindi non si fa. Devo fare soltanto un pezzo che serve a loro per la scaletta e che ho già cantato ad un precedente concerto. Inoltre mi manca moltissimo la mia insegnante e le nostre bellissime lezioni insieme. Ché quella nuova è tutta un’altra cosa.

-Vivo con lo stomaco contratto e un qualcosa come una patata incastrata nella gola facendo su e giù da Padova per il tirocinio, durante in quale sono coinvolta anche nei problemi e nelle questioni di possibili licenziamenti per incapacità nel lavoro degli operatori, a cui io devo fare da testimone, e su e giù per le sale di una pizzeria per il lavoro come cameriera. I miei genitori giustamente si rapportano a me come persona avente uno status diverso rispetto a pochi mesi fa, prima della laurea. Una persona indipendente, non più da tenere sotto l’ala protettiva della famiglia. Psicologicamente, non sempre è facile né rassicurante.

Può bastare? Ho scordato qualcosa? Vi farò sapere.

di Irene alle 17:10:52 22 Commenti

13/11/2004

I miei occhi, i miei occhi, non ritornano blu.


A volte penso che forse sono una persona un po’ peggiore di quanto pensassi.

O forse soltanto meno integra, meno perfetta.
Forse solo umana, come è normale. Quello che è stano è che sembra che a cercare di seguire in modo, per quanto possibile, radicale e fedele i propri principi e rispettare i propri valori arriva un momento in cui si rischia di cadere dall’altra parte. Nel rigore meno fertile e traspirante.

E’ che in questo periodo mi sento veramente insopportabile. Per me stessa e per gli altri. Sono rigida, esigente e insofferente. Ogni sgarro al di fuori del selciato mi vede intollerante. Un selciato definito dal giusto e dallo sbagliato, quelli per quanto possibile universalmente riconosciuti e condivisi; dal criterio dell’attenzione e dalla delicatezza nelle proprie azioni; dal rispetto dei limiti della mia vulnerabilità, che in questo momento somiglia a quella che costringe una rosa ad avere un disperato bisogno delle sue spine.
E’ come fossi una sentinella rigorosamente, e fragilmente, e vulnerabilmente, ma anche duramente, intenta a difendere con tutte le forze una fortezza che definisca la mia persona e la mia strada.
Come se dovessi tenere lo sguardo fisso sulla linea conduttrice posizionata al centro di quella via per non perdermi in un altrimenti infinito e stordente piano privo di sicurezze e segnali di marcia.
La fedeltà nel seguire un principio di correttezza, degli affetti prioritari al di sopra di tutto, l’attenzione a non usare quel famoso martello che tratta tutto come chiodi, diventa, forse, esso stesso, un unico, forte e impietoso martello.

Forse semplicemente tutti i cambiamenti, non sempre positivi e spesso non facili da gestire o da accettare, avvenuti degli ultimi mesi per me sono troppo. Alcune delle persone che erano a me più vicine ed ora sono meno presenti del panettiere con cui litigo ogni mattina per il parcheggio della macchina, il lavoro, i meglio i lavori, nuove e a volte spaesanti responsabilità e autonomia, la difficoltà dei gestire la nuova vicinanza o nuove lontananze.
Forse dovrei rimettere in discussione un intero modo di pensare, allentare le briglie e riconsiderare la complessità con meno criterio e più benevolenza e accettazione, generalizzata e sovrana.
Non lo so.

di Irene alle 17:39:09 4 Commenti

11/11/2004

Sorry, world.

Io l'ho trovata una cosa bellissima, di occhi lucidi e sguardi che legano come mani strette.
Centinaia








di americani








chiedono scusa










al mondo









da parte dell'America











dell'altra parte, dell'America







per questo








e scusa se è poco










un concetto di mondo, con cui confrontarsi e a cui rivolgersi










riconoscendo la globalità degli effetti che queste scelte producono
e dicendo








ci dispiace tanto,
ma continueremo a provarci,
really hard.
You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
di Irene alle 13:30:35 12 Commenti

09/11/2004

Nothing ever changed.

Mangio qualche biscotto di fame sana. Quella di quando qualcosa si muove e produce e riempie spazio. Quella che viene quando completi dei lavori, dai delle forme nuove a cose rimaste per indolenza a stadi passati.
Che poi ti guardi intorno e senti finalmente una qualche corrispondenza tra dentro e fuori, che prima non c’era.
Sistemi e torni ad abitare un pezzetto di quel disordine che da materiale si mescola con un sentire fisico e mentale quotidiano, di forme indifferenziate e non appartenenza. E allora, nel piccolo ritaglio che hai ristrutturato, almeno lì, ora ci puoi stare. Al caldo. Che da ieri, qui, è inverno, e bisogna organizzarsi.
Mi vengono in mente le tane degli animali dei cartoni animati. Winnie pooh, e cose così. Li vedi nelle loro casette dentro questi alberi con la sciarpa al collo, il berretto di lana e il caminetto acceso. Una tazza fumante, il miele, e un’atmosfera calda e confortante. E’ così che un po’ mi sento ora. Che ho disposto tutte le collane, collanine, i braccialetti e gli orecchini sul tavolo. Io, a queste cose, ci tengo tantissimo, ché sono un po’ come me, e mi hanno seguita e si sono rinfoltite in tutti i miei viaggi e spostamenti e cambiamenti. Aggrovigliati e vecchi e nuovi, simili a me o appartenenti a modi passati. Ho deciso quali sono le cose che mi somigliano, quali invece ormai non mi appartengono più. Li ho sistemati in piccole scatole diverse. Ho ritrovato i braccialetti di perline che portavo da ragazzina, ora allargati e così ingenui che mi hanno fatto tenerezza.

Ho cambiato alcune delle fotografie appese davanti alla mia scrivana. Un paio di anni fa ho creato questo pannello pieno di foto che volevo fosse specchio di come sono e di come sono stata, delle cose belle, dei luoghi e delle persone importanti che sono accanto a me. Perché mi facesse sentire me stessa, perché fosse allegro guardarlo. In questi giorni ho riaperto mille album di foto e cercato di capire cosa e chi è con me adesso, cosa mi serve ricordare di quello che c’è e di quello che è stato, per stare bene ora. Ho tolto delle fotografie che in questo momento non sono vive e ne ho messe alcune che ora sono più vere. Ho appeso quella di un viaggio allucinante di smarrimenti e ritrovamenti e follia a Roma con G., una di una squarcio dolcissimo che sa di casa a Trastevere ed un’altra di un cantante pazzo in piedi davanti ai tavolini di un bar ancora a Roma, che cantava solo “dududadà” con gli occhi chiusi e la voce troppo altra e inopportuna-soprattutto in quel momento…-. Ho messo una foto di me con una bimba a cui voglio bene, mentre disegnamo. Ed è un ricordo dolce e, purtroppo, lontano. Una fotografia mia al liceo, che quando l’abbiamo rivista io e G. abbiamo spalancato gli occhi stupite, lei: “ma che sguardo avevi? Ma…!”. Ero piccola e avevo davvero uno sguardo di un’ingenuità e di una luminosità un po’ commoventi, rivisti ora. Che non me n’ero mai accorta prima. E vorrei ricordarmene, e vorrei ritornare un po’ dentro a quel cielo pulito negli occhi, anche se non so se possa essere possibile. Ho rappeso una foto di lui disteso sul letto, le mani dietro la testa, e uno sguardo sereno e rassicurante, di chi mi conosce anche troppo bene.
E va bene così.
I don't mind what I've lost, I've reached the shore, and nothing ever changed.

di Irene alle 17:56:45 14 Commenti

04/11/2004

To reach the shore

Elisa











Se potessi farlo, la voce di Elisa è l'unica cosa che oggi vorrei mettere qui. A volume alto, altissimo.
Devo vedere il mare, questo è quello che devo fare.
In a thousand waves
a million waves
so I come back home.
di Irene alle 19:37:33 15 Commenti

03/11/2004

A bad day


It's been a bad day
Bush







Please don't take a picture
bush







It's been a bad day
Bush











Please.
di Irene alle 16:59:21 19 Commenti

02/11/2004

Volubilità

Nell’ultimo periodo vado preoccupantemente soggetta a frequenti e incontenibili sbalzi d’umore. Mi capita di sentirmi in balia di sensazioni di nervosismo, preoccupazione, agitazione, non mediate dalla razionalità né da essa modificabili. Il tempo… si.
Stamattina, piegando i vestiti che, a mucchi, sovrastano il mio letto, pensavo a questa situazione di estrema volubilità proverbialmente femminile, quando entra in camera mia madre, parlando dell’ultimo film che ha visto al cinema. Dice che si aspettava decisamente di più da quel film e che però, a pensarci bene, sulla sua insoddisfazione potrebbe aver influito un fattore esterno a suo avviso piuttosto rilevante. Il fatto è che accanto a lei era seduta una signora grassissima che si era comprata “sai quei vasi enormi di popcorn” che ha sgranocchato per tutto il film. Quando mia madre è giunta al culmine della reminiscenza lasciandosi andare ad un: “Guarda, sentirla mangiare quei popcorn mi dava un nervoso che… stavo per sentirmi male!” sono partita con una di quelle risate, in larga percentuale isteriche, che non saprei dire quanto è durata ma che sicuramente conteneva gran parte delle risposte ai miei interrogativi…

di Irene alle 13:57:39 20 Commenti

01/11/2004

Una galatina

Ero un po’ invidiosa dei racconti e degli sguardi sul mondo visti da dietro un bancone di Venedikt. Così da qualche settimana, zitta zitta, ho iniziato pure io a lavorare in un locale, per conoscere un po’ di diversa umanità e per avere qualche storia da raccontare. Il fattore economico, s’intende, era l’ultimo dei vantaggi di un mestiere che ha ispirato molte menti illustri!
I miei occhi però non guardano da dietro il bancone di un bar ma spuntano da un grembiulino verde della Heineken che cammina avanti e indietro per i tavoli a grandi quadri gialli o blu, dipende: se fumi o non fumi, di una pizzeria.

In queste settimane ho visto tante cose, che mi propongo sempre di ricordare, e poi il tempo, e le pizze pronte al bancone, sono più veloci. Ma oggi no.

Ho visto una famiglia dell’est, composta dai genitori e due figli adolescenti, ordinare due pizze e due piatti vuoti. Da bere, due bibite e due caffè, da portare con la cena. Non so dire la pacatezza e la modestia, e la stanchezza, che emanavano dai loro sguardi e dai vestiti dozzinali, ma dolci. Era una domenica sera e quel tavolo è stato uno dei pochi che ha lasciato il resto del conto sul piattino.
Ieri sera, un gruppo di ragazzini, sui 12 anni, chiassosi e festosi con in mano mantelli neri, maschere di gomma e caramelle. Si siedono intorno ad un tavolo grande e l’energia e l’adrenalina intorno a loro sono palpabili. Dicono grazie ad ogni gesto che faccio e ordinano con molta più compostezza e gentilezza della maggior parte delle tavolate dell’età dei loro genitori. Sorrido da una parte all’altra del viso e me li abbraccerei uno ad uno. Loro sono felici e hanno un sacco di cose da dirsi, interrotti solo da qualche genitore che ogni tanto passa, con mio sgomento, per la pizzeria a controllarli e, perfino, dal loro parroco con due smilzi pretini tutti sciupati che li ammoniscono a stare bravi e siedono ad un tavolo non lontano da loro. Penso ai mondi paralleli che esistono della mia città, che per un attimo mi è sembrata un paese in cui il controllo della piaccola comunità cinge forte e stretto. Ma loro salutano allegri Ciao Don e parlano delle loro compagne, mangiano e veloci e poi scappano, ché devono fare il giro del quartiere a chidere dolci e a fare un po’ di casino, come nei filmini americani della Fox. Allora li vedi che si alzano, infilano tute bianche, maschere, mantelli e fuggono cinguettando. Sul tavolo, hanno lasciato una galatina. Dopo averla mangiata ho conservato la cartina nel grembiule per ricordarmi loro e di scrivere queste righe.

di Irene alle 15:31:15 12 Commenti