12/01/2005

"The times, they are changing", "Times maybe, me not"


Distesa sul divano davanti alla tv, stasera, per la prima volta da tempo, ho avuto la sensazione di starmi, piano piano, ripulendo.
Sottovoce, che fa quasi paura dirlo.
Sentire profumi nuovi, odori neutri. Disinvestire gli oggetti, le azioni, di presenze ulteriori. Camminare con un nuovo giaccone appena comprato durante un giro di acquisti con la mamma, che presto diventerà simile a me e chissà quante giornate insieme. Non pensarci, per una volta.
Cercare con calma ma decisa un nuovo lavoro, uscire da svilenti condizionamenti. Fare, fare delle cose e tirare una riga sopra. Cercare, e decidere.
Sistemando in nuovi album più grandi –una diversa continuità- centinaia, migliaia di fotografie, vecchie o più recenti, ho percepito delle cose come passato. Situazioni, persone, che mai avrei pensato di considerare tali.
Marta, ho guardato le nostre innumerevoli fotografie -anni, espressioni, persone intorno a noi, diversi- e per la prima volta ho sentito, istintivamente, questo non è e non sarà più. Non così, certo. Ma quel così è quello che io posso, è quello che io voglio e che io profondamente sono. Non così sar(ebbe)à una perdita, grandissima, perché non sar(ei)ò io, io sar(ei)ò lontana e così tu. E questa è solo cautela, perché quello che penso è che non sarà e basta. Imparare a sentire passato.
E’ vero, e ora lo tocco, le cose si modificano. Amarezza, e qualcosa che assomiglia a serenità, una strana benevolenza, uno sconosciuto distacco. Un orizzonte.

di Irene| 12/01/2005
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