
E' di una bellezza accecante, che toglie e contemporaneamente riveste di senso ogni cosa. Eccessivo, ma con intenzionalità, con forza, non per capriccio.
E' costruito su sguardi di un'intensità disarmante e luci calde come solo
Gli ambienti naturali saturano la pellicola. Molti silenzi, riempiti soltanto dai rumori dell’isola su cui è girato per metà, deserta, assolata. Lei che gira in motorino in mezzo a distese di mare-roccia-verde, per non restare ferma mai, in più di un senso.
Spesso la scena è un’astrazione surreale e onirica in cui la luna è dipinta nel cielo, così il riflesso sul mare. Sono scenari che accompagnano il sentire dei personaggi, lo materializzano o lo leniscono. L'essenza della sofferenza è qualcosa che ha a che fare con la natura e attraverso di essa può essere affrontata. Lo stesso principio che, nel film, sottende al sesso. L'elemento naturale è talmente forte che supera il desiderio del giudizio. Ed è, non solo paesaggio, luce, ma corpi nudi, interazione tra questi, priva di pudore, occhi luminosi che spesso pronunciano parole senza l’aiuto della bocca.
Nella sovraesposizione costante delle immagini restano impressi visi che contengono le emozioni -gioia estrema o dolore troppo profondo per essere maneggiato- in espressioni di un neutro-forte, sane come ho avuto l’impressione di non vederne da tempo. Come, semplicemente, la vita(lità) che sì contrappone all’involuzione nella sofferenza, all’alternativa di scavare nel dolore. Lucìa, quando arriva nella pensione, prima di essere lasciata sola nella sua stanza, dice alla proprietaria, la ragazza con cui avrebbe vissuto nei giorni seguenti: "Mi è successa una cosa terribile. Sono dovuta scappare". Lei: "Ti coccoleremo. Piccola". Soltanto questo, si dicono. E io l'ho trovata una cosa caratterizzata da un rispetto e da una capacità di comprensione, di una rarità che non dovrebbe essere tale. Credo sia la scelta di prendersi del tempo, per se e per l'altro, che permette di usare questa delicatezza. Alcuni giorni dopo, alla domanda "Dove sei?", Lucia risponde "Ogni giorno, più di qua che di là". E’ un film che procede sempre in avanti, e lo fa senza fretta.