28/07/2006

Centro


Distesa sul divano davanti alla tv, mentre gioivo intensamente della rottura tra Taylor e Ridge, che pare si sia finalmente deciso a tornare da Brooke -sintomo del fatto che qualcosa, al mondo, segue una sorta di ordine necessario delle cose- osservavo le zone abbronzate e quelle più chiare della mia pelle, le sfumature che producevano. Chissà se è una questione istintiva o mediata dalla nostra cultura, mi chiedevo, questa impressione di salute, di benessere, che dà alla vista il colore che il sole lascia sulla pelle. Guardavo la mia pancia, rientrante per la posizione orizzontale, ma non del tutto, e ho pensato, toccandola con un dito e sorridendo di una strana tenerezza –però, a me piace tantissimo, la mia pancia.

Vorrei riscrivere un secondo tempo. Senza anticipazioni. In cui ogni cosa non abbia un chiaro antecedente e una prevedibile conseguenza. Spezzare i cerchi che si chiudono intorno agli stessi principi di sempre, alle stesse conclusioni e pensieri. Provare in un altro modo, partendo dalla Z, vedere cosa c'è oltre.

Mi capita di ripensare a cose come il fatto che da piccola credevo che una delle cose più belle che avrebbero potuto capitarmi sarebbe stata ricevere in regalo in intero espositore di caramelle come quelli che che si vedono nelle tabaccherie. Mi appariva una cosa talmente irreale da essere straordinaria. Ricordo una certa sensazione, come di delimitazione di un territorio mentale.
Guardo il mare cambiare colore ogni giorno più volte. So che dipende dal cielo, ma non è rilevante. Penso queste giornate come scandite soltanto da un ritmo naturale, essenziale. A volte mi sembra che potrebbe bastare: guardare le cose, respirare, leggere, solo questo. Per un po’ di tempo, quanto serve. In questo posto, è come se tutto si riconducesse ad un unico flusso in cui solo un elemento, che non appartiene a me ma a qualcosa che ha a che fare con quello che mi circonda –il mare, il sole, la pineta-, unifica tutte le azioni e le rende singolarmente ininfluenti.
Mio padre ieri mi ha guardato perplesso mentre leggevo in terrazza incurante della pila di vestiti, libri, tazzine, posacenere e sigarette che probabilmente mi circondava e, con fare tra il divertito e lo scocciato, ha polemizzato: "Bah, intorno a te c’è sempre quest'aria di accampamento, di emergenza, ma com’è?!". A volte ho l’impressione di dover tenere insieme le poche energie che sento di avere al momento per stare, senza potermi occupare di molto altro. Con cautela.
E quando I., mentre camminavo verso la macchina, mi ha detto, alzando la voce perché io lo potessi sentire: “Comunque sei cambiata!”, senza voltarmi gli ho risposto “Lo so”.
di Irene| 28/07/2006
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