10/08/2006

Legami


Se sto bene (e poi mi accorgo che per rispondere a una domanda su come mi sento parto da una potenziale risposta negativa per esclusione, invece che dall'ipotesi di uno stato di benessere di default), credo sia perché sono giorni in cui mi sento alienata da me stessa e da ogni tipo di punto di riferimento. E' come se vivessi per la prima volta, senza avere un chiaro concetto di casa, senza una struttura preordinata alle mie giornate, gerarchie di importanza da dare ai loro diversi aspetti, senza certezze. Sento una sorta di nostalgia della mia famiglia, che è la consapevolezza di una distanza che ho scelto, anche se indirettamente, di interporre tra me e lei, ma nello stesso tempo quasi me ne dimentico, non ci penso. In realtà non focalizzo l'attenzione su niente di stabile e spesso mi dico fai attenzione, concentrati sulle cose, perché per brevi momenti mi allarma, questa specie di inconsapevolezza che sento, come stessi soltanto galleggiando, con l'impressione di stare dimenticando qualcosa di importantissimo che richiederebbe un maggiore movimento rispetto a quello che sono disposta a fare. Non sento, non mi sento legata a nulla con una forza tale da farmi sentire ferma tra alcuni punti saldi, ed è una sensazione nuova, per me. Non so decidere se sia un bene o un male. Mi chiedo se è questo, quello che ho sempre guardato da fuori e da lontano, nelle vite degli altri. Che non ho mai amato, ma che forse è una sorta di soluzione di sopravvivenza.

Penso spesso ad Af. e alla sua vocetta che, al telefono, dalla sua casa nuova, mi chiedeva "Ma perché non vieni? Quando vieni?". E' una domanda che mi ripeto ogni giorno, come un punto di congiunzione, perché la risposta è sempre non lo so, quando riuscirò ad andare, e mi sembra il prototipo di tutto questo.

Che poi invece oggi ci vado, da lui, prima di partire di nuovo. Proprio non si può tenere lì una vocetta così per troppo tempo.

di Irene| 10/08/2006
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