25/10/2006

Il gioco delle sedie


Durante il viaggio pensavo che i miei pensieri seguono le stesse regole del gioco delle sedie. Quello in cui vengono messe in cerchio delle sedie di numero inferiore a quello dei partecipanti del gioco che al via si devono alzare e scambiarsi di posto, ma ce n’è sempre uno che resta in piedi, e allora deve ridere divertito mentre pensa –sì però al prossimo turno mi devo sedere altrimenti che figura ci faccio?! I miei pensieri sono uguali. Ruotano e cambiano posizione cercando nuovi incastri secondo cui tutto funzioni, tutto torni, ma ce n’è sempre uno che rimane fuori, e la costruzione non viene mai completata. Credo dipenda dal fatto che, al contrario di quello che (tanto distante da me che mi e sempre rimasto impresso) dice il protagonista di Murakami in Dance dance dance, per me la porta di entrata e quella di uscita è sempre la stessa. Non c’è mai nessuno che resti seduto sulla sua dannata sedia. Appena sfioro una conclusione, per testarla non posso resistere alla tentazione di far sì che ogni elemento in gioco cambi di posto, per controllare se davvero il numero delle sedie permette ad ognuno di essi di trovare posizione e invariabilmente ne individuo almeno uno che se ne sta lì in piedi con aria interrogativa e un po' colpevole. E sì che l'ho sempre odiato, quel gioco.

di Irene| 25/10/2006
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