18/11/2006

La bella addormentata


G. - Va be’, scusami se ti ho fatto un cazziatone così...
I. – Mh, fa niente...
G. - ...
I. - ... Ti ricordi quando, una volta, ti ho detto “grazie per il cazziatone” e tu mi hai risposto “figurati, è che non capisci un cazzo”?
G. - Dai?! ... No, non ricordo... Bello però! 

Per fortuna esiste un’opposizione anche per le vicende personali, non solo politiche. Una controparte accurata. Negli ultimi tempi spesso mi viene il sospetto di essere fortunatissima ad avere le amiche che ho. Penso che forse non sia così scontato, il fatto che non siano mai giudicanti. Nessuna di loro usa schemi interpretativi rigidi o moraleggianti. Le mie amiche sono destrutturate come me. Destrutturano i fatti e li analizzano secondo criteri di opportunità, in relazione benessere che provocano. Al mio, per esempio.
Credo che il mio benessere abbia a che fare con elementi collocati su poli opposti. Una capacità di adattamento che non smette di stupirmi, che però credo sia una caratteristica, incredibile, di tutto il genere umano. Il non rimanere bloccati di fronte ad un’esperienza emotivamente potenzialmente spiazzante, ma inglobarla immediatamente nel corso delle cose, senza rumore. Che non so se mi piace così tanto, perché mi sembra un po’ come se ti venissero somministrati degli psicofarmaci a tua insaputa, e tu non poessi farci niente. Psicofarmaci perché il corpo è l’unico che invece se ne accorge, delle cose, e si comporta in modi che è difficile capire. L’incapacità di adattamento di fronte ad un’esperienza emotivamente teoricamente non-spiazzante. Allora sono tante le cose per cui, vedendo scorrere gli ultimi edifici, il cielo bianco, di Milano dal finestrino del treno, oggi mi sono sentita sollevata e ho pensato che questa volta, forse per la prima volta, lascio Milano, anche se per poco, con un senso di saturazione che non conoscevo. Come se non contenesse abbastanza ossigeno da respirare o sonno da dormire. E l’altra sera sono uscita di casa di fretta appena cenato, che dovevo camminare più veloce possibile per ritrovarlo, questo ossigeno. Non potendolo fare prima di essere arrivata in centro, ho pensato che la cosa migliore fosse mettermi a urlare, in macchina, sulle note di Mrs Robinson, che sembra una canzone piuttosto inoffensiva ma non così tanto nella versione dei Lemonheads, e ora penso che in realtà non so come la gente possa evitare di farlo. Io non ho mai visto nessuno, gridare in macchina. Invece è una soluzione ottimale. Gridare facendo però anche qualcos’altro –gridare e basta, concentrati soltanto su quell’atto, credo sia piuttosto imbarazzante-, in una situazione di movimento, in cui però nessuno ti può sentire. Ho camminato, veloce, veloce, sapendo che quella era proprio la mia classica soluzione-ultima spiaggia, e ogni tanto mi veniva da ridere, in maniera non del tutto sana, dei miei deliranti monologhi più o meno interiori non scevri di svariate imprecazioni.
Mi sono sentita felice due volte, in questi giorni. Quando ho visto un manifesto in cui il viso di Elisa mi informava del fatto che a gennaio andrò ad un suo concerto. Quando, canticchiando ad un bambino la canzone della bella addormentata nel bosco (mi aveva appena detto che ero bruttaeantipaticaesperodinonrivedertimaipiù in quanto gli facevo decisamente troppe domande sui sumeri, ma dopo la canzoncina mi ha detto -magari potresti fare un concerto...), ho ripensato a loro e ho provato a telefonare al numero di cellulare che ancora avevo. Ho parlato con entrambe, che, come se non fosse passato un giorno, ma contemporaneamente fossero divantate piccole adulte felici di rivivere un ricordo del passato, mi chiedevano "Come staaai? Ma cosa fai, tu, adesso???", Ja. mi raccontava dei suoi ottimi voti a scuola, e che a Torino stava bene, Jr. mi diceva che sì, all'asilo adesso mangiava tutta la pappa. Avevano delle vocette squillanti, e sono stata così contenta, che fossero sempre lì, e mi sono illusa che forse davvero ora stavano bene. Ma lo sono stata altrettanto di aver potuto dire a Ja. di salvare il mio numero e di chiamarmi, se ha qualche problema, che Milano non è mica lontana, da Torino. Se questo lavoro ha un significato, io credo sia proprio questo.
di Irene| 18/11/2006
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